
Cinquant'anni di emozioni e passione. Un cinquantennale che Sassari e tutta la Sardegna non dimenticherà mai più. La Dinamo conquista per la prima volta nella sua storia la serie A di basket, l’Olimpo della pallacanestro nazionale.
Un successo che porta le firme di: società, allenatore, giocatori e i cinquemila fedelissimi del Pala Serradimigni.
La Sardegna torna nel massimo campionato dopo 32 anni e la Dinamo è la prima squadra isolana a raggiungere la serie A, dopo la riforma dei campionati. Una realtà lontana anni luce dalla romantica stagione del Brill Cagliari.
Romeo Sacchetti è l'allenatore del miracolo. Uomo di poche parole, capace di non esaltarsi, dopo undici vittorie consecutive nel girone di andata, e serafico, nonostante la pessima chiusura di campionato nella stagione regolare.
«Basta un canestro per passare dalle critiche agli applausi» aveva dichiarato dopo la vittoria rocambolesca in semifinale contro Casale. Un tiro da 3 sul fil di sirena di Kemp aveva regalato al Banco l'accesso alla finale per il secondo anno consecutivo. E anche in quell'occasione il coach non aveva fatto proclami, ribadendo che i suoi uomini avrebbero fatto il possibile per andare fino in fondo.
Dalla prima alla terza posizione
La conquista della serie A per la Sardegna non rappresenta solo un grande risultato sportivo, ma è una festa di popolo, l'affermazione di un'eccellenza nata cinquant'anni fa nel campetto delle scuole elementari di San Giuseppe. Tempi lontani. Quando si giocava all’aperto, in cortili in cemento.
Oggi la Dinamo è una realtà consolidata, una società nota e apprezzata in tutta la penisola. Oltre vent'anni in Lega 2, tolta una brevissima parentesi nel purgatorio cadetto. Eppure questa stagione non era iniziata sotto i migliori auspici. Il rischio di sparire dal panorama cestistico con la cessione del titolo, subito dopo la sconfitta ai play off. L'addio di Demis Cavina e di nuovo campionato. Ancora una volta da protagonisti: esaltante prima e deludente poi con il capitombolo dalla prima posizione e sei punti di vantaggio sulla seconda, al terzo posto finale. Brindisi promosso direttamente e gli altri a spartirsi l'unico posto rimasto.
I play off hanno ribaltato ogni pronostico. Il Banco ha dovuto combattere contro gli avversari e contro i tanti detrattori, sicuri di una eliminazione immediata al primo turno. E in effetti le ultime sei gare della stagione regolare avevano compromesso tutto (o quasi) l'ottimo lavoro svolto fino a quel momento. Sconfitti da Scafati, la già retrocessa Latina, Reggio Emilia, Veroli, Pavia e Vigevano. Pubblico depresso, squadra irriconoscibile. Inizia la seconda fase con pochissime speranze.
«I play off sono un altro gioco»
Il campionato non era ancora finito, quando Marcelus Kemp nella mattina dedicata all'incontro della stampa con i giocatori, dichiara serafico: «Il campionato è una cosa, i play off sono un altro gioco». Parole misteriose e, in quel momento, un po' fuori luogo, pronunciate da un giocatore che fino a quel momento non aveva espresso quello che da lui ci si aspettava. Eppure Sacchetti continuava a difenderlo, puntando proprio sulla guardia americana per un pronto riscatto. Erano i giorni in cui si parlava con forza di un possibile taglio di Jason Rowe, protagonista di tante battaglie, vincitore della gara delle schiacciate, durante le Final four disputate proprio a Sassari.
Iniziano i play off tra i dubbi e le perplessità: la squadra ha toccato il fondo e non sembra più capace di vincere. Inizia la resurrezione contro la Carmatic: un sonoro 3 a 1 e un’inversione di rotta. Il Banco c’è! È una squadra diversa, pazza, cinica, sfrontata. Ora tutto è possibile. E lo si capisce nel turno successivo contro l’ostico Casale Monferrato. C'è bisogno di 5 partite per capire chi meriti l'accesso alla finalissima. Alla fine l'ultimo solo tiro, scoccato da Kemp, un secondo prima dell'ultima sirena, deciderà le sorti di una tiratissima gara 5. Vanuzzo e Devecchi ritrovano la forma, Rowe la fiducia. Kemp si trasforma. Hubalek si conferma, Binetti diventa indispensabile.
È di scena la Prima Veroli. Squadra organizzata, vincitrice della coppa Italia e in corsa per la promozione già dallo scorso anno. Il vantaggio del fattore campo e il 3 a 0 rifilato alla Trenkwalder non lascia troppo spazio a pronostici. I ciociari sono i favoriti e iniziano la serie con una vittoria. Il Banco deve riscattare subito l’insuccesso e dopo due giorni vince in trasferta e rimette in equilibrio la sfida. L’inferno del Pala Serradimigni si scatena già venerdì per gara 3. Un match combattuto da due squadre che hanno una voglia matta di vincere. A cinque secondi dal termine è ancora parità. Un “miracolo” da tre di Kemp regala a Sassari il successo. Due giorni dopo – è domenica - il palasport è ancora più pieno. Poltroncine, scalette e transenne prese d’assalto. La Sardegna è a un passo dalla storia. Veroli fa l'errore di concedere troppo all'inizio dell'incontro e il Banco ne approfitta a mani basse. Si aggiudica il primo quarto e il secondo. Dopo l'intervallo lungo, gli uomini di Sacchetti soffrono il pericoloso ritorno dei ciociari. L'ultima frazione di gara è un crescendo di emozioni: Vanuzzo, Devecchi, ancora Kemp, Rowe e Hubalek protagonisti di una cavalcata che all'ultima sirena si trasforma in una pacifica invasione di campo per un'isola che torna in serie A.
La Sardegna in festa
Un countdown durato anni e arrivato in un momento inatteso. Il basket sardo raggiunge il paradiso con una società seria. Mentalità imprenditoriale, incapace di "accontentarsi", ma sempre rivolta all’eccellenza.
«Se mai dovessi continuare questa avventura – dichiarò Pinuccio Mele, in una concitata conferenza stampa, quando la Dinamo, lo scorso anno, si trovava ad un passo dal baratro – lo voglio fare certo che non si debba soffrire e si possa dare a questo pubblico la squadra che si merita».
Poche ore dopo l'intervento in extremis del Governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, e la Dinamo poté iscriversi al campionato. Il resto è storia recente. La famiglia Mele ha ripreso il cammino, ha costruito una squadra competitiva, ha resistito alle durissime critiche dei giornali e alle contestazioni, ha saputo tacere e "ingoiare il rospo" in più di una circostanza. Ha fatto quadrato quando la promozione diretta era sfumata di fronte all'Enel Brindisi in versione schiacciasassi.
Ora le avversarie si chiameranno: Siena, Milano, Treviso, tanto per citarne qualcuna. La Dinamo è in paradiso dove vuole restare a lungo, tra le grandi del basket tricolore.