"Sa Ramadùra". E’ il momento più emozionante della festa di Sant’Efisio a Cagliari. Donne e uomini, vestiti in costume spargono petali e fiori dai mille colori e formano un tappeto profumato per il passaggio del simulacro del martire.
Una fede, quella dei cagliaritani, che ogni primo di maggio si rinnova da oltre 350 anni. Secondo la tradizione fu Efisio a proteggere la città per ben due volte: nel 1652, quando una terribile pestilenza mieteva vittime ogni giorno, e nel 1793, sotto il fuoco della flotta francese. Al martire ci si rivolse anche dopo il secondo conflitto mondiale, mentre Cagliari, messa in ginocchio dal bombardamento americano, piangeva i suoi morti.
Ancora oggi la festa è un momento di ringraziamento e riesce ad attirare fiumi di fedeli che invocano una grazia, o semplici turisti, incuriositi da una processione dal sapore tutto sardo. Colonna sonora della festa: l’inconfondibile suono delle launeddas; intanto, il canto soave delle donne, a piedi o sopra le tràccas, poderosi carri trainati da una coppia di buoi, lascia tutti incantati.
Tra fede e folklore, la festa di Sant’Efisio inizia con la composta sfilata dei costumi tradizionali dell’isola. Arrivano da ogni parte della Sardegna: uomini e donne che indossano i preziosi abiti, ereditati dai loro nonni. Per le vie principali di Cagliari, si ammirano i pescatori scalzi di Cabras, i scintillanti colori delle donne di Orgosolo e i mantelli in velluto portati con eleganza dalle donne sarde.
Infine, i cavalli. Ordinati e regolari, fieri e con la criniera al vento: in centinaia introducono la seconda parte della festa, la più antica, la più sentita, la più ricca di devozione.
I miliziani avanzano, vestiti di rosso, a scortare il prezioso cocchio del martire. La loro presenza, divenuta simbolica, in origine evitava le razzie di predoni e briganti, interessati ai preziosi e agli ex voto donati al santo, durante la processione.
In via Roma, cuore della festa, il passaggio dell’alter nos, rappresentante della municipalità nella processione, prepara l’arrivo del santo. Da quel momento inizia l’opera paziente e precisa di "Sa ramadùra". Il freddo basolato della strada scompare presto in un manto odoroso di fiori freschissimi. Tutto dev’essere pronto per accogliere Efisio.
Da via Carlo Felice spunta come per incanto una magnifica coppia di buoi ornati a festa. Eleganti e muscolosi, dal pelo lucido e perfetto: trainano il cocchio del martire guerriero. Le sirene delle navi attraccate al porto suonano a festa, mentre la folla esplode in un caloroso applauso liberatorio. Cagliari festeggia e onora il suo protettore, mentre una folla immensa segue sino a via Roma il simulacro di Sant’Efisio, diretto a Nora nella strada del martirio.